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Nuovi orizzonti nel trattamento della malattia paradontale: IL LASER A DIODI

Cos’è la malattia paradontale?

È una malattia infiammatoria provocata dai microrganismi della placca batterica. È indicata come malattia parodontale (o parodontopatia, o parodontite) perché colpisce il parodonto, cioè l’insieme di strutture che circondano il dente e lo mantengono saldamente attaccato all’osso. Se non curata, l’infezione procede in profondità: la gengiva si allontana dal dente, creando tasche in cui i batteri si accumulano; il tessuto osseo viene distrutto; i denti perdono supporto e diventano mobili.
È opinione diffusa che contro questa malattia, un tempo chiamata piorrea, vi sia poco da fare e che sia normale esserne affetti se ne hanno sofferto i propri genitori. In realtà i disturbi delle gengive e dell’osso sottostante possono essere prevenuti e controllati. La malattia provoca sintomi molto scarsi e quindi può progredire e aggravarsi senza quasi accorgersene. I principali segnali che possono fare sospettare la presenza della malattia sono:

  • gengive che sanguinano spazzolando i denti o mangiando cibi duri;
  • gengive arrossate, gonfie, retratte in tutta la bocca o solo su alcuni denti.

La stessa malattia può colpire anche gli impianti (le viti in titanio che sostituiscono le radici mancanti) e per questo definita perimplantite.

Come si cura la malattia paradontale?

L’obiettivo della terapia della parodontite è quello di eliminare i fattori che causano la malattia stessa, cioè la placca batterica, e si suddivide in:

  • preparazione iniziale, eliminazione della placca e del tartaro con strumenti meccanici e manuali, associata ad adeguate misure di igiene orale domiciliare;
  • terapia chirurgica, quando la preparazione iniziale non dà i risultati sperati;
  • terapia di mantenimento, monitoraggio e mantenimento nel tempo dei risultati raggiunti.

Quali sono le caratteristiche e i vantaggi del laser a diodi?

Il Laser a diodi è un è un fascio collimato di fotoni (luce) molto omogeneo per lunghezza d’onda e con potenza perfettamente controllabile, introdotto in odontoiatria nella metà degli anni Novanta, che ha subito dimostrato convincenti proprietà di versatilità e di affidabilità.
Per le sue capacità emostatiche e di microinvasività, con relativa assenza di stress sui tessuti trattati, il laser a diodi raramente richiede l’utilizzo di anestesia locale. Non necessita inoltre di terapie farmacologiche antiinfiammatorie, antidolorifiche e antibiotiche postoperatorie per l’assenza di dolore e per la sua azione decontaminante.

Perché si utilizza il laser a diodi nella paradentite e periimplantite?

Il laser a diodi è utilizzato come supporto del trattamento della malattia parodontale e periimplantare per gli effetti che l’interazione del raggio provoca con i tessuti con i quali interagisce:
a) effetto decontaminante battericida, per drastica riduzione della componente batterica della placca;
b) rallentamento della ricolonizzazione batterica;
c) rimozione del tessuto malato senza compromissione del tessuto sano sottostante;
d) effetto biostimolante e antiflogistico, con regressione del processo infiammatorio e accelerazione del processo di guarigione.

Da più di quarant’anni, ormai, i laser fanno parte del panorama dentale. Se in passato tendevano ad essere apparecchiature ingombranti, indaginose ed eccessivamente costose, al giorno d’oggi sono stati resi disponibili laser di piccole dimensioni, facili da usare, meno costosi e con software adatti all’operatività dello studio dentistico.

Di conseguenza questa tecnologia rappresenta, come confermano numerose pubblicazioni scientifiche, un supporto ottimale nel trattamento della malattia parodontale e perimplantare, garantendo un’applicazione quasi indolore, risultati durevoli nel tempo e benefici di immediata evidenza: meno dolori e disagi per il paziente, interventi più celeri e meno invasivi, minor utilizzo di anestetici e guarigioni più rapide..

 

Dott. Cristiano Frieri
Medico odontoiatra

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